Stenio (120/110 aC – ?)

stenioLe notizie su questo personaggio ci vengono, di prima mano, da Plutarco e Cicerone.

Nato tra il 120 ed il 110 a.C. da famiglia patrizia, fu amante dell’arte ed oratore eloquentissimo. In base ad un’interessante tesi sarebbe stato un gymnasiarca.
La sua casa sorgeva, secondo la tradizione, dove ora si erge il Duomo, era famosa per gli oggetti di arte che vi si ammiravano e vi furono ospiti personaggi illustri del mondo contemporaneo, fra cui il pretore Lucio Cornelio Sisenna, Caio Marcello e Cicerone.
Della “casa” di Stenio resta un fregio marmoreo, posto alla base del campanile del Duomo (lato est) che fu apprezzato dallo Houël nel suo Voyage pittoresque en Sicile.
Durante la guerra civile fra Mario e Silla, Stenio parteggiò per Mario, fautore della democrazia, convincendo la città a schierarsi col primo ed attirando, in conseguenza, le ire del vincitore su Terme.
Infatti Silla, fautore del potere oligarchico, dopo la vittoria inviò in Sicilia Gneo Pompeo con il compito di castigare ferocemente i suoi nemici. Ma quando le truppe romane furono alle porte della città Stenio, per non farle subire una pesante repressione, si presentò a Pompeo accusandosi quale unico responsabile della scelta che Terme aveva operato in favore di Mario e sollecitando soltanto sulla sua persona la vendetta.
Profondamente toccato da tanta coerenza, Pompeo perdonò non solo la città e Stenio ma anche tutta la provincia e, con gesto di grande opportunità politica, riaccompagnò, fra due ali di folla plaudente, il grande Stenio fino a casa.
Nominato Verre governatore della Sicilia, cominciarono le spoliazioni sistematiche che questi perpetrava ai danni delle comunità e dei singoli cittadini.
La cupidigia del governatore si rivolse anche verso le collezioni d’arte di Stenio che, per amor di pace e fiducioso che, in tal modo, avrebbe risparmiato la città, subì in silenzio.
Ma quando Verre pretese di impadronirsi delle antiche statue bronzee raffiguranti Stesicoro, Imera e la Capretta, simboli degli esuli Imeresi, rubate da Annibale e restituite da Scipione l’africano’, vincitore di Cartagine, Stenio si oppose con tutte le sue forze e convinse il Senato Termitano a rispondere “No! ” alla richiesta di Verre.
Ma questi non desistette. Anzi, accordatosi con Agatino e Doroteo, concittadini ed avversari di Stenio, ricorse alla calunnia per screditarlo agli occhi della cittadinanza. Infatti, avvalendosi delle accuse di un tal Pacilio, che peraltro non ebbe il coraggio di presentarsi a confermarle al processo, condannò Stenio alla pena di morte, condanna cui si oppose lo stesso Agatino, che non avrebbe voluto giungere a tanto.
Ma Stenio non si diede per vinto. Fuggito a Roma, si presentò al Senato e, con l’assistenza dell’amico Cicerone, che in quell’occasione pronunciò le sue famose orazioni contro Verre dimostrando la colpevolezza dell’accusatore, ottenne la piena riabilitazione (anno 72 a.C.).

Fonte: “Profili di Termitani Illustri” di Enzo Giunta – Editrice GASM