Santa Marina ( 1036 ca. – 1066)

imagesNata nel 1036 ca. nella borgata denominata “Scanio”, oggi scomparsa, che sorgeva nell’attuale contrada “Bragone”, sul colle conosciuto come “Cozzo Patàra”, che probabilmente deriva il suo nome dagli antichi abitanti di origine greca (presumibilmente dalla città di Pàtara).
Marina, apparteneva alla famiglia più ricca del borgo: i “Pandariti” e, sin dai primi anni, dimostrò particolare attenzione per i poveri, che invitava a casa per alleviarne le pene e ristorarli. Divenuta fanciulla bellissima e corteggiata respinse sempre le sollecitazioni dei genitori, che la invitavano a scegliere fra i pretendenti, rifiutando di sposarsi. Infatti, non era quella la vita cui aspirava la giovane, che già era venerata per alcuni interventi miracolosi (come aver guarito un’amica colpita da paralisi facciate), ma una vita di preghiera, penitenza e meditazione.
Seguendo questa aspirazione ed indossati abiti monacali maschili (il sesso e la giovane età non le avrebbero permesso di affrontare indisturbata un viaggio così lungo), si imbarcò alla volta della Terra Santa per sentirsi più vicina a quegli ideali di povertà e di sacrificio cui si sentiva votata.
Durante il viaggio una parte dei marinai, convinti che il fraticello custodisse un tesoro, decisero di ucciderlo per impossessarcene. Tuttavia, chiunque si avvicinasse, con cattive intenzioni, alla fanciulla veniva preso come da pazzia e ritornava in sé solo dopo averne ottenuto il perdono.
Santa Marina si fermò in Terra Santa, sempre sotto le vesti di un fraticello, per tre anni, servendo in un monastero e poi tornò a casa dove l’attendeva una ben triste notizia: la morte dei genitori.
Ripartì allora Marina per i luoghi della Passione di Cristo, trattenendovisi altri cinque anni e facendo poi ritorno in patria dove si dedicò alla vita monacale da romita.
Ma la breve, anche se intensa vita di Marina volgeva al termine. Infatti, nel 1066, all’età di trent’anni, rendeva l’anima a Dio.
La fama della sua santità, però, si era largamente sparsa sicché, nello stesso luogo ove visse gli ultimi anni, fu eretta una piccola chiesa, dove la gente, ogni anno sempre più numerosa, si recava in pellegrinaggio con tanto fervore e pietà da indurre il Papa Benedetto XIV, il 16 giugno 1714, a firmare un breve apostolico con il quale concedeva l’indulgenza plenaria per anni sette ai fedeli che, nell’ultima domenica di maggio, visitassero la chiesetta.
Oggi, di questa resta solo un rudere ma, a poca distanza, all’inizio dell’ottocento, è stata eretta altra chiesa dove viene venerata Santa Marina, annoverata da tempo fra i Patroni della città. Detta chiesa ed i modesti locali annessi hanno ospitato, per circa mezzo secolo, l’ultimo “romito” di Termini Imerese, oggi scomparso. Il suo nome era Giovanni Crimi e, pur non facendo parte di alcun ordine religioso, vestiva il saio ed era chiamato col nomignolo di “Fra Marino”.

Fonte: “Profili di Termitani Illustri” di Enzo Giunta – Editrice GASM