San Calogero

Il personaggio conosciuto come “San Calogero”, certamente aveva altro nome.
“Calogeri”, infatti, erano religiosi greci che seguivano con particolare scrupolo la regola di S. Basilio ed attuavano la vita monastica con estremo rigore, in termini di penitenze e privazioni. Loro caratteristica era quella di abitare, da eremiti, sui monti; in particolare, in Grecia stavano sul monte Atos.
Il nostro eremita sarebbe un Calcedone fuggito in Sicilia, insieme ad altri cristiani, a causa delle persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Massimiano. Nell’isola, però, sarebbero stati oggetto di analoghe persecuzioni, conclusesi, per i compagni di Calogero, con il martirio.
Calogero, invece, riparò sul monte Eurako, che da lui prese il nome, dove condusse vita contemplativa, curando anche l’evangelizzazione dei territori di Terme e Caccamo.
Secondo la tradizione, durante il suo soggiorno, scacciò i diavoli che infestavano il monte (lasciando impressa l’impronta del suo piede sulla roccia) 1 e fece sgorgare, quasi sulla sommità, una sorgente di acqua limpida, a fronte di quella amara fatta scaturire dal diavolo. Infine, si sarebbe trasferito sul monte Cronio, nei pressi di Sciacca, dove morì.
Sulla vetta della nostra montagna i termitani costruirono una piccola chiesa a lui dedicata, di cui sono visibili pochi ruderi. Fino alla metà del secolo scorso, nei pressi della chiesetta si notava ancora, sia pure mutilata, la statua del santo, scolpita nella pietra, che qualche irresponsabile ha buttato nel così detto “canalone del diavolo”.
Per concludere, è bene precisare che il corpo del S. Calogero custodito nella nostra Maggior Chiesa fin dal 1665 è quello del martire S. Calogero Eunuco, messo a morte a Milano nel 253 d.C., sotto l’imperatore Decio. Questi, e non quello che dimorò a Termini, è annoverato tra gli antichi patroni della città ed in suo onore, fin dai tempi di Federico II , nei giorni 17/19 giugno, si teneva una fera franca.

Fonte: “Profili di Termitani Illustri” di Enzo Giunta – Editrice GASM

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