Salvatore Aguglia (1810 – 1888)

Nacque a Termini Imerese (Palermo) il 10 marzo 1810 da Francesco, iscritto alla carboneria, per cui dovette soffrire anche il carcere. Laureatosi in giurisprudenza, si dedicò a studi storici, avendo a maestro N. Palmieri, dal quale ereditò l’ammirazione per la monarchia normanna, come quella che per prima avrebbe gettato le basi della “potestà regale moderna”.

Espose le sue convinzioni in Osservazioni sulle origini siciliane e su talune opinioni intorno ad esse, in Riv. scientifico-letter. di Sicilia (1856), pp. 158 ss., e nel lungo racconto storico Pippino da Montemaggiore – Storia siciliana del sec. XVIII sotto il Regno di Vittorio Amedeo lI, che, condotto su una cronaca di famiglia, avuta in dono nel 1833 da uno dei discendenti del protagonista, e già composto nel 1867, poté pubblicare solo nel 1873 a Palermo.

Trasferitosi a Napoli verso il 1841, vi svolse attività di avvocato e di studioso, stimolato dal più ricco ambiente culturale. Scoppiata la rivoluzione del ’48 in Sicilia, e non sentendosi sicuro a Napoli per le sue tendenze separatiste, esulò a Roma, dove coadiuvò, quale segretario, G. Ventura nell’ufficio di rappresentante del governo siciliano.

Proclamata la Repubblica romana, nel febbraio del ’49 pensò di recarsi in Sicilia per animarvi la resistenza. In quell’occasione Garibaldi lo incitò ad adoperarsi perché anche in Sicilia venisse proclamata la repubblica. Dopo la reazione, l’A. ritornò a Napoli (dove la polizia aveva fatto addirittura scomparire le sue opere) e vi riprese la sua attività legale, accettando anche la nomina di avvocato dell’Ordine costantiniano; come tale, nel 1859, fu accreditato anche presso la Santa Sede.

Per le molte conoscenze fatte negli ambienti vaticani, venne scelto quale “intermediario” nelle trattative per la questione romana, condotte nel 1861 tra Cavour e il cardinale Antonelli, trattative che fallirono, a detta dell’A., “per alcune imprudenze del Conte di Cavour”.

Aveva abbandonato gli antichi sentimenti separatisti, convinto che, per le nuove condizioni determinatesi in Europa, alla Sicilia era impossibile “elevarsi a nazione e a potenza separata”L’A. avrebbe, però, desiderato che si trasportasse la capitale da Torino a Napoli, in attesa che fosse liberata Roma. E al modo con cui pensava potersi affrettare la liberazione di Roma dedicò un opuscolo: Soluzione italiana vera, santa, utile della quistione romana (Napoli 1862; e ediz. con aggiunte: La quistione romana e la sua possibile soluzione (Napoli 1865), in cui narrò tra l’altro le trattative sopra ricordate. Auspicava per l’Italia un nuovo ordinamento interno, che non fosse copia di quelli stranieri, ma quello che “fu nella mente de’ grandi, e che è nelle tendenze, e nelle aspirazioni del popolo stesso”; per contribuire al suo avvento, l’A. meditò lunghi anni un’opera: La scienza della civiltà, dedotta dalla genesi e storia dell’umano incivilimento, di cui pubblicò un primo saggio: Genesi dell’incivilimento esposta da S. A., Napoli 1882, vol. I, fasc. I, pp. 80.

Tra gli altri suoi scritti, si ricordano ancora: Trattato del Primo Eletto, delle sue attribuzioni nei Comuni, preceduto da una relazione storica delle antiche magistrature municipali in Sicilia e delle loro attribuzioni, Napoli 1846; Sul diritto pubblico di Sicilia, osservazioni che riguardano la dichiarazione del Ministero Napoletano del Io marzo 1848, Napoli 1848; Sui diritti e privilegi della Reale chiesa costantiniana della Magione di Palermo, Napoli 1851; La Magistratura e la Cassazione unica, nel giornale La Patria, Napoli 25 marzo 1873; La Magistratura,Napoli 1879; Discorso storico politico sulle costituzioni, Palermo 1886.

Lettere inedite dell’A. a vari siciliani si conservano nella Biblioteca comunale di Palermo, alle segnature 5Qq-D-18, 58, 72, 120, 127.

L’Aguglia morì a Napoli nel 1888.

Fonte: Francesco Brancato  – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 1 (1960)