Nicolò Graffeo (XV^ sec)

Ignoti sono il luogo e la data di nascita di questo pittore, attivo nel corso degli ultimi decenni del XV secolo. Una serie di documenti pubblicata da Di Marzo permette di ricostruire, sia pur parzialmente, l’attività dell’artista, ancora oscura per la mancanza di opere a lui attribuibili con certezza. Il G. era “habitator Thermarum”, ovvero di Termini Imerese (ora in provincia di Palermo), dove è ricordato per la prima volta in un atto del 16 dic. 1476, a proposito di una contesa con i giurati della cittadina siciliana per un quadro che raffigurava la Madonna.

Inoltre, da un altro atto del 16 genn. 1484, risulta che il G. fu anche miniaturista: gli venne infatti commissionato, per una certa suor Lucrezia di la Matina, un breviario di cui non rimangono tracce, realizzato dal G. in collaborazione con il fratello Giacomo, anch’egli pittore.

Nel marzo del 1486 ottenne l’incarico di decorare il soffitto della chiesa madre di Polizzi Generosa (sempre in provincia di Palermo).

Nel maggio successivo si impegnò a eseguire una croce dipinta che, come specificava il relativo atto di allogazione firmato dal notaio Giovanni Perdicaro (Di Marzo, p. 265), doveva essere simile a quella che un tempo si trovava nella chiesa di S. Giacomo la Marina a Palermo. Quest’ultima opera, probabilmente di Guglielmo da Pesaro, costituiva nella cultura della Sicilia occidentale del tardo Quattrocento un indiscusso modello (Pugliatti, p. 67).

Da un documento del 9 dic. 1487 sappiamo che al G. venne commissionata, in collaborazione con il pittore Antonio di Maria da Termini, la realizzazione di dipinti, di cui però non rimane alcuna traccia, per gli organi della chiesa madre di Polizzi Generosa.

Il nome del G., insieme con quello del fratello Giacomo, è tradizionalmente legato alla decorazione ad affresco della chiesa termitana di S. Caterina d’Alessandria.

La Pugliatti (p. 225) precisa che i Graffeo “nell’ambiente di Termini a cavallo tra i due secoli sono i pittori più presenti nei documenti, insieme con Nicolò da Pettineo”. Da ciò deriva sostanzialmente, poiché non si conosce con certezza il loro stile, l’attribuzione ai Graffeo degli affreschi di S. Caterina, per i quali va decisamente esclusa la mano del Pettineo. All’interno della chiesa, lungo le pareti est e ovest, in riquadri che si succedono su due registri separati da didascalie in siciliano, si snodano gli episodi della vita di s. Caterina, presentati con un frasario ingenuamente elementare, che non sembra avvertire gli influssi della coeva cultura figurativa. L’integrità del complesso pittorico è stata compromessa da rifacimenti della chiesa, già a partire dal XVI secolo. La prima scena, che raffigura La nutrice che porge ai reali s. Caterina, è oggi conservata al Museo civico di Termini Imerese.

Non si conosce la data di morte del G. ma, come termine ante quem, possiamo assumere il 22 ott. 1505, quando dal contratto nuziale di sua figlia Giovannella risulta che è Giacomo, zio della ragazza, ad averne la tutela.

Di recente la Pugliatti ha cercato di delineare una fisionomia artistica dei due fratelli Graffeo. Per quanto riguarda il G. la studiosa propone di attribuirgli due tavolette provenienti dalla chiesa del Monte di Termini Imerese (oggi al Museo civico): un S. Sebastiano e un’Adorazione dei magi. I tratti caratterizzanti, e che le accomunerebbero, sono dati dall’attenzione minuta per la resa dei particolari naturalistici e, nel caso dell’Adorazione dei magi, anche degli abiti dei personaggi (p. 269). Ambedue i dipinti, comunque, sono l’ennesima attestazione di iconografie già accreditate, tradotte secondo una parlata popolare, vicina a quella degli affreschi della chiesa di S. Caterina.

La Deposizione di Cristo (Termini Imerese, Museo civico), attribuita al G. da Di Marzo, è stata restituita dalla Pugliatti a Nicolò da Pettineo, mentre la Croce dipinta (Palermo, Galleria regionale della Sicilia: già a Caccamo, chiesa di S. Francesco) che sempre il Di Marzo considerava come opera dell’artista, è stata ricondotta all’ambiente palermitano di Pietro Ruzzolone (Di Natale, pp. 76, 139).

Anche del fratello Giacomo, che i documenti menzionano spesso a fianco del G., non si conoscono né il luogo né la data di nascita, ma poiché in un rogito del 1488 è definito “Thermitanus” (Patiri, p. 72), si deve supporre che fosse nativo della cittadina siciliana, dove è attestato almeno fino al gennaio del 1516 (Di Marzo, p. 254). Il 18 marzo 1511, dalla Congregazione di S. Gerardo di Termini Imerese, ricevette la commissione per l’esecuzione di un dipinto su tela, del quale non si hanno più notizie.

La Pugliatti propenderebbe ad assegnargli l’esecuzione di altre due tavolette provenienti, anche queste, dalla chiesa del Monte di Termini Imerese (Museo civico). Si tratta di un S. Gerardo in trono fra due angeli musici e unaPresentazione di Maria al tempio, dipinti caratterizzati dalla secchezza del tratto pittorico, coniugata a un’espressività spiccatamente popolareggiante, pur con tentativi di avvicinamento al linguaggio tardoquattrocentesco per l’ardita, quanto ingenua, costruzione di spazi prospettici.

Fonte: Maria Viveros – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 58 (2002)

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