Liborio Arrigo (1816 – 1883)

Nacque nel 1816 da una famiglia di estrazione popolare ma molto agiata.

Studiò nel liceo termitano dove ebbe come maestro Paolo Balsamo e divenne intimo amico di G.La Masa.

Durante gli anni di scuola promosse con il La Masa alcune riunioni patriottiche che ebbero luogo in una casa di campagna situata nei pressi di porta Euracea. Compiuti gli studi liceali studiò medicina all’Università di Palermo dove si laureò nel 1843.

Dopo un tirocinio con il dottor Dominici, intraprese la sua attività professionale, conseguendo immediatamente brillanti risultati. Intanto teneva sempre desta la passione patriottica e. quando nel 1848 il La Masa fece scoppiare la sommossa antiborbonica a Palermo, rispose al richiamo dell’amico e diede vita a Termini ad uno stato di agitazione così vivace da costringere i Borboni a richiudersi nel castello. Costituitosi quindi un comitato rivoluzionario, vi aderì immediatamente. Quale membro del comitato si occupò dell’ordine pubblico con estrema decisione tanto che, in seguito all’uccisione del napoletano Pasqualicchio, non ebbe esitazione alcuna ad emettere provvedimenti estremamente energici nei confronti dei responsabili; tuttavia, quella volta, fu fatto segno ad un vile attentato e solo per un puro miracolo non ci rimise la pelle.

Fallita la rivolta del 1848, nel 1852 tornò a tessere intensi rapporti con qualificati esponenti del patriottismo palermitano, grazie alla collaborazione di Rosina Salvo. Purtroppo nemmeno in quella circostanza ebbe fortuna poiché la polizia borbonica, avuto sentore del lavorio dei patrioti, intervenne con estrema decisione. Era l’anno 1853 ed Arrigo finiva nelle carceri di Palermo, in un umida cella buia e senz’aria dove rimase sette mesi, un tempo in verità non troppo lungo, ma certamente sufficiente per mettere a dura prova la sua salute piuttosto cagionevole.

Scoppiato finalmente il moto del 1860, rispose ancora una volta al richiamo della Patria con generosità ed impegno; tuttavia anche in quella circostanza , il suo comportamento suscitò critiche e polemiche rilevanti.

Morì nel 1883 dopo essersi dedicato con immensi sacrifici all’assistenza alla popolazione durante una grave epidemia. Scrisse una “Storia della rivoluzione del 1860” che volle essere soprattutto una giustificazione del suo operato. A lui è dedicata una pubblica piazza.

Fonte: ” Termini nostra” di Ignazio Bisesi.

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