Girolamo Li Causi (1896 – 1977)

girolamo-li-causi-membro-della-direzione-del-p-c-i-deputato-alla-painting-artwork-print (1)Girolamo Li Causi nacque a Termini Imerese nel 1896.
Si iscrisse al Partito socialista italiano nel 1913 e nel 1919 venne eletto segretario della sezione socialista veneziana.
Nel 1920 fu inviato a Treviso a dirigere il Cdl provinciale e dopo quasi un anno rientrò a Venezia dove diventò direttore de “Il Secolo nuovo” e venne eletto segretario della federazione provinciale del Partito socialista italiano. Nel 1924 entrò a far parte nel Pcd’I e nel 1928 venne arrestato e condannato a 20 anni di carcere. Dopo essere stato liberato nel 1943 entrò nella direzione del Partito comunista italiano dell’Alta Italia.
Dal 1944 fu incaricato di dirigere il partito in Sicilia, dove s’impegnò energicamente nella lotta contro il separatismo, il banditismo e la mafia. Nel 1945 venne eletto segretario regionale del Partito; fu membro della direzione generale del Partito dal 1945 al 1960 e della Consulta regionale nel 1945, entrando a far parte nello stesso anno dell’Assemblea regionale siciliana.
Fu eletto deputato della Costituente; diventò senatore di diritto.
Dal 1953 per tre legislature fu deputato della Camera e dal 1958 al 1963 ne divenne vicepresidente.
Si adoperò per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia, di cui fu anche vicepresidente. Nel 1968 venne eletto senatore.
Morì a Roma il 14 aprile 1977.

Fonte:www.zam.it

ULTERIORE ANNOTAZIONE AGGIUNTA DA SAVERIO ORLANDO

“Mommo” Li Causi è stato anche direttore del giornale “L’Unità”, se non erro, poco prima del suo arresto per attività antifascista ed  ha fatto parte attiva del movimento partigiano subito dopo la sua liberazione dal carcere (1943) ed ha avuto un ruolo di primo piano nella lotta alla mafia quando, divenuto deputato dell’Italia repubblicana, è ritornato in Sicilia per dare slancio al Partito Comunista.
Durante un suo comizio a Villalba è stato fatto oggetto di un attentato mafioso da parte del clan di Calogero Vizzini.
Scampato miracolosamente alla morte, egli raddoppiò il suo impegno civile denunciando le connivenze della mafia e del bandito Giuliano con il movimento separatista di Finocchiaro Aprile e collegò la strage di Portella della Ginestra con la vittoria del Fronte Democratico Popolare, meglio noto come “Blocco del Popolo”, alle elezioni regionali che si erano svolte appena dieci giorni prima.
In particolare Li Causi ebbe contezza che ad armare la mano dei mafiosi erano stati i proprietari terrieri che si opponevano alla riforma agraria ed alcuni esponenti di partiti politici conservatori, con la connivenza di qualche funzionario di Polizia e con il placet dell’arcivescovado di Palermo.
Grazie a Li Causi, per la prima volta si cominciò a parlare di connivenze Stato-mafia e la strage di Portella fu etichettata presso l’opinione pubblica come strage di Stato.