Baldassare Romano (1794 – 1857)

ba1be516-97f2-4a5f-af4e-10a97307b02aBaldassàrre Romano (o Baldàssare, come soleva sottoscriversi), quarto di undici fratelli, nacque a Termini Imerese il 23 febbraio 1794, nel palazzo di famiglia del piano di S. Carlo Borromeo nel quartiere di S. Lucia.

La famiglia Romano apparteneva alla locale nobiltà e viveva in discrete condizioni economiche.

Genitori di Baldassare furono il dottor don Cataldo, impiegato al Comune di Termini Imerese e donna Gerolama Palmisano.
Frequentò con profitto il Regio Liceo Termitano, dove ebbe come maestri dapprima il sac. don Giuseppe Corsello e il sac. don Gaetano Costantino, successivamente il dottor Antonino La Manna, il sac. don Antonio Comella-Fileti ed il canonico don Giuseppe Balsamo. Il La Manna in particolare raccolti in casa Romano i giovani che davano di sé le più belle speranze, faceva esercitar nello studio della letteratura, della poesia soprattutto ed educavangli al sentimento del bello.
Terminati brillantemente gli studi liceali, passò a studiare alla Regia Università di Palermo, indirizzandosi inizialmente verso lo studio della medicina.
Ma successivamente, affascinato dagli ultimi rivolgimenti politici, legati al risorto Parlamento Siciliano, abbandonò lo studio delle scienze ippocratee per rivolgere i propri interessi verso le scienze giuridiche, onde si addottorò in legge.

Durante il periodo universitario ebbe come maestri, tra gli altri, Paolo Balsamo e Giovanni Meli.

Dopo la laurea ritornò nella città natia, dove intraprese l’attività forense, distinguendosi per eloquenza e rettitudine. A venticinque anni, nel 1819, attratto dalla carriera militare, si dedicò con impegno allo studio del disegno, della geometria e dell’architettura, al fine di partecipare al concorso per l’ammissione ai Gradi Facoltativi dell’Esercito. Ammesso al corso, prese servizio nelle truppe siciliane col grado di primo tenente del Genio.

Durante i moti separatisti del 1820 si trovava lungi da Termini, come scrisse lo stesso Romano, e non assistette agli avvenimento locali anche se, successivamente ne diede una documentata esposizione in una sua opera rimasta sinora inedita. Allo scadere del 1820, a causa di una punizione datagli dal generale Pietro Colletta, per impeto giovanile decise di abbandonare la carriera militare in modo definitivo e ritornò nella sua città.

Riaperta a Termini, per volere di Nicolò Palmeri, l’Accademia Euracea, ufficialmente il 1° aprile 1822, Baldassare i i suoi fratelli vi aderirono. In quest’anno egli iniziò ad interessarsi di archeologia locale; in particolare effettuò alcuni sopralluoghi nel Piano di Imera. È di questo periodo il rinvenimento di una parte di lastricato e dei resti di alcune volte sotterranee. Grazie all’influenza di Nicolò Palmeri, si dedicò è pure allo studio delle opere d’arte esistenti in città.
Nel 1823 dal Sindaco di Termini dottor don Giuseppe Monforte ricevette l’incarico di effettuare il censimento delle opere d’arte e delle antichità esistenti nella città e nei dintorni.

Nel 1824 gli fu affidata, ad interim, la cattedra di Umanità nel locale Regio Liceo, che nel ’32 divenne permanente. Dal 1826 al ’34 fu anche professore di Rettorica. Nel 1835 scoprì, insieme al Palmeri, Francesco Gandolfo, Antonino La Manna e Giuseppe Ruffino, una necropoli a libeccio della pianura di Imera.

Nel novero di questi interessi archeologici sono da tenere presenti le prime due campagne di scavi effettuati in città dallo stesso Romano e dal Palmeri nella collina di S. Lucia che portarono alla scoperta di alcuni mosaici romani, e nel Piano di S. Giovanni dove vennero alla luce i resti di un monumentale edificio forse identificabile con la Curia romana.
Fu nominato bibliotecario della Liciniana, e per un decennio circa collaborò con diversi periodici pubblicati nel capoluogo siciliano.
Secondo lo storico Francesco Renda, Romano era un “nome di un certo rilievo nella Palermo colta della prima metà del secolo XIX”.
Nel 1835 la Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione lo promosse alla cattedra di Eloquenza, e la Commissione di Antichità e Belle Arti per la Sicilia gli conferì la carica di corrispondente.

In questi anni Romano cominciò a soffrire di una “malattia alla vescica”, che non lo abbandonò più nonostante le assidue cure ed il rinnovato interesse per le scienze mediche che aveva ripreso a studiare da privato.

L’epidemia di colera asiatico del 1837 fece numerose vittime, tra le quali anche alcuni familiari di Romano, e lo stesso Nicolò Palmeri.
Nel 1840 venne eletto segretario di un’apposita commissione comunale per risolvere il problema della malattia degli olivi, che infestava le campagne di Termini. Da tali ricerche nacque in lui la passione per gli studi entomologici, ed in particolare per le applicazioni in campo agrario delle quali è da considerare come l’iniziatore in Sicilia.
Il Romano può essere considerato pure il promotore degli studi archeologici nel territorio di Termini, ai quali portò contributi originali.

È da sottolineare che gli interessi di Baldassare Romano in campo archeologico non si limitarono all’investigazione del territorio termitano, ma si rivolsero anche all’entroterra madonita, ed in particolare verso Polizzi Generosa. Nel 1844, infatti, pubblicò uno studio sull’origine di un’antica statua trifronte – esistente nella Maggior Chiesa di Polizzi sino al 1775, anno in cui fu distrutta – ed ipotizzò che si trattasse di un emblema sacro connesso coi misteri eleusini che si praticavano anticamente anche nella Sicilia occidentale.
Lo stesso anno fu chiamato a sovrintendere i lavori di restauro della Croce lignea, opera di Pietro Ruzzolone, conservata nella Maggior Chiesa di Termini.

Baldassare Romano si dedicò pure con passione agli studi malacologici e palentologici, raccogliendo e catalogando numerose conchiglie locali (alcune esotiche le ottenne grazie a scambi epistolari) nonché fossili provenienti da Altavilla Milicia, Maredolce e Monte Erice. Collezionò pure minerali e rocce, provenienti soprattutto dalle isole Eolie.
Il Romano è inoltre da considerare, a buon diritto, l’iniziatore degli studi geologici del territorio di Termini Imerese.

In questi anni i suoi studi si rivolsero pure verso la figura di Santa Marina da Scanio. Dalle Vitae Sanctorum Siculorum del gesuita Ottavio Gaetani trasse la vita della santa ed effettuò una serie di ricognizioni sul sito di un antico borgo medievale in contrada Patàra (oggi contrada Santa Marina) del quale propose l’identificazione con Scanio. Può essere considerato, dunque, a buon diritto il promotore degli studi di archeologia medievale nel territorio di Termini.

A tutta questa serie di attività il Romano assommò anche quelle di numismatico e di poeta, segno ulteriore della sua poliedricità intellettuale.
Negli ultimi anni della sua vita, a causa della malferma salute, essendo costretto a letto, dopo aver sospeso le lezioni al Regio Liceo termitano si ritirò a vita privata.

Marianne Aguglia-Desmouceaux riferisce che Baldassare Romano, desiderando non trascurare i doveri religiosi, fece erigere nella propria casa una cappella privata. Nel suo palazzo, confortato dall’affetto dei familiari e degli amici, in particolare del suo diretto discepolo Gregorio Ugdulena, continuò a scrivere e ad intrattenere corrispondenze epistolari con studiosi sia italiani che stranieri.

Sino al giorno della morte le sue facoltà mentali si mantennero integre. Si spense a Termini il 22 novembre 1857, e venne sepolto in ecclesia P. P. Observantium huius Civitatis, oggi chiesa di Santa Maria del Gesù – La Gancia.

La chiesa del Monte, pantheon termitano, conserva un suo mezzobusto con iscrizione, commissionato dal Comune di Termini allo scultore Rosario Anastasi.

A Baldassare Romano è intitolato il Museo Civico cittadino.

Fonte:  BALDASSARE ROMANO – NOTIZIE STORICHE INTORNO ALLA CITTA’ DI TERMINI – biografia dell’autore, cronologie delle opere, premesse e note al testo di Antonio Contino e Salvatore Mantia

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