Agatocle (361 ac – 289 ac)

saggio_exuviae_img04Nato nel 361 a.C. Imera (Thermae) dove risiedeva suo padre Carcino di Reghion, che – esule – nel 343 a.C. ottenne la cittadinanza nel periodo di Timoleonte e che aprì a Siracusa una fabbrica di vasellame. Agatocle, nel 333 a.C., sposò la vedova del proprio generale Damas, nell’esercito del quale ricopriva la carica di chiliarca.

Schieratosi nelle lotte civili con il gruppo democratico contro gli oligarchici, fu bandito due volte (da Sostrato e da Acestoride). Tornato in patria, nel 319-318 a.C. (o 316) ottenne con un colpo di stato la carica di strategos (στρατηγός) con pieni poteri.

Nel tentativo di espandere il proprio potere e unificare la Sicilia, intraprese una lunga guerra contro i Greci di Sicilia e i Cartaginesi. Attaccò i possedimenti cartaginesi in Sicilia, espugnando Messina, per poi passare alla devastazione della campagne di Agrigento (entrando così in piena epicrazia cartaginese) ma fu battuto alla resa da Amilcare nella la battaglia di Ecnomo e la stessa Siracusa fu assediata (311 a.C.).

Fuggito fortunosamente dalla città, Agatocle decise di attaccare i Cartaginesi direttamente in Africa, alleandosi nel 310 a.C. con Ofella re della Cirenaica, che disponeva di un esercito di 10.000 fanti, 600 cavalieri e 100 carri, e riuscendo quasi a espugnare la stessa Cartagine, dove sbarcò con un esercito di 13.500 uomini trasportato a bordo di 60 navi. I cartaginesi potevano invece mettere in campo 40.000 uomini, compresi 1.000 cavalieri, e 2.000 carri da battaglia. Nel primo scontro combattuto sul suolo africano le forze siracusane sconfissero quelle puniche, subendo 200 vittime contro 1.000.

Nel frattempo, l’assedio a Siracusa si concludeva con un fallimento (309 a.C.); nel medesimo anno Agatocle dovette rientrare in Sicilia per fronteggiare una coalizione delle città greche capeggiata da Agrigento (308/307 a.C.), lasciando parte delle truppe in Africa al comando dei figli Arcagato ed Eraclide.

Lo richiamarono in Africa le difficili condizioni dell’esercito, che gli si ribellò, dopo averne uccisi i figli; riuscì a mettersi in salvo e a far ritorno in Sicilia, dove sconfisse nuovamente gli oligarchici ristabilendo il suo predominio su tutte le città greche ad eccezione di Agrigento (304 a.C.). Con i Cartaginesi pervenne infine a un accordo.

Re di Sicilia 

Dal 307-306 o dal 304 a.C. governò la Sicilia con il titolo di re (basileus), mantenendo la pace all’interno e difendendo i Greci d’Italia con varie operazioni militari (il suo esercito, formato da 30.000 fanti e 3.000 cavalieri, passò lo stretto nel 299 a.C. per contrastare l’offensiva dei Lucani contro Taranto; in seguito si oppose ai Bruzi (297/293 a.C.).

A causa della propria salute fu costretto a tornare in Sicilia; nel 288 a.C. il figlio Agatocle – probabile successore – fu ucciso dal nipote Arcagato; nel medesimo anno la morte gli impedì di realizzare l’impresa di una nuova spedizione in Africa, per la quale aveva provveduto ad arruolare mercenari Mamertini. Crudeli discordie tra i membri della sua famiglia lo avevano indotto a rinunciare a un successore dinastico: designò come suo erede il popolo di Siracusa.

Quando si trattò di raggiungere i propri scopi, Agatocle fu spietato, ma fu considerato un tiranno popolare. Sposò Teoxena, figlia del faraone Tolomeo I, e la figlia Lanassa sposò Pirro, re dell’Epiro.

Negli ultimi anni la sua salute peggiorò: è probabile che sia morto di vecchiaia, nel 289 a.c. a Siracusa,ma alcune fonti indicano che fu avvelenato da Arcagato e Menone, con una penna d’oca che il tiranno utilizzava come stecchino.

Durante la tremenda agonia, avrebbe restaurato la democrazia estromettendo il nipote dal potere.

Fonte: Wikipedia

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