Gregorio Ugdulena (1815 – 1872)

gregorio_ugdulenaNacque il 20 aprile 1815 nella via che oggi reca il suo nome, già Via “Del Cavaliere” e più comunemente nota come ‘a strata Cavaleri, in un palazzetto oggi contrassegnato con il civico 78.
Fin dalla più tenera età dimostrò di essere in possesso di un’intelligenza superiore, tanto che concluse in notevole anticipo tutti i corsi di studio, nei quali ebbe come maestri Niccolò Palmeri, Giuseppe Balsamo e Baldassare Romano, e già a 19 anni insegna al Liceo di Termini Imerese.
A 21 anni ottiene la laurea in teologia e diritto canonico presso l’università di Palermo, dove, a 28 anni, è professore ordinario di ebraico e sacra scrittura.
Numismatíco ed archeologo, conosceva ben nove lingue fra cui, perfettamente, l’ebraico, l’inglese, il francese, il tedesco e lo spagnolo.
Il suo spirito profondamente liberale, pur nell’ambito di una monarchia costituzionale, lo colloca tra i più valorosi personaggi risorgimentali d’Italia. Sacerdote, distinse subito la sua missione pastorale e spirituale dalle esigenze di libertà che, a quei tempi, non andavano molto d’accordo. Nel 1848 partecipa ad un’insurrezione e riveste le cariche di membro del Comitato Generale e Vicepresidente del sottocomitato per la giustizia, il culto e la sicurezza pubblica interna. Fu, quindi, Deputato alla Camera dei Comuni e Cappellano Maggiore del Regno (con rango Vescovile).
Con la restaurazione borbonica, non essendo fuggito, ebbe gli arresti domiciliari a Termini Imerese e poi il confino a Mazara, Marsala e, quindi, a Favignana.
Nel 1860, con la venuta di Garibaldi, fece parte del Comitato delle Finanze e fu Ministro della Pubblica Istruzione nel Governo Provvisorio di Sicilia e Ministro del Culto.
Deputato al Parlamento Italiano, prima del Distretto di Marsala e poi di Termini Imerese, nel 1865 fu nominato Professore di greco nell’Istituto di studi superiori di Firenze e membro del Consiglio Superiore dell’Istruzione Pubblica.
Dal 1870 insegnò greco ed ebraico nell’Università di Roma. Fu, inoltre, Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro e Socio dell’Accademia di Scienze e Lettere di Palermo. Fra le sue maggiori opere La Sacra Scrittura in volgare riscontrata nuovamente con gli originali ed illustrata con breve commento e Studio delle monete punico-sicule. Collaborò anche alla “Nuova Enciclopedia Popolare Italiana”.
Muore a Roma il 2 giugno 1872, un po’ in ombra perché, da spirito libero quale era rimasto, non si era mai “intruppato”, anzi aveva fatto interventi in Parlamento non graditi all’una ed all’altra parte del Tevere. Quintino Sella, commemorandolo alla Camera, lo definì un luminare della scienza italiana.
Giunta la salma a Termini Imerese, i solenni funerali furono disertati da quasi tutto il clero, allora largamente borbonico e papalino, in quanto nell’Ugdulena si vedeva l’assertore di pericolosi principi liberali. In tal modo, l’uomo che sarà elogiato dal cattolicissimo Manzoni e dal fondatore del Partito Popolare, Don Sturzo, palco, anche da morto, per i suoi ideali.
La stessa stampa locale non fu particolarmente prodiga, infatti a “Giornale di Sicilia”, annunziandone la morte con un modesto articolo, si limitò a definirla una perdita dolorosa per l’Italia e per le lettere, di cui era uno dei più splendidi rappresentanti.
Delle persecuzioni, del carcere, del confino nell’isola di Favignana (che allora non era l’attuale splendido luogo di villeggiatura), del disprezzo dei borbonico passati agli ordini della nuova dinastia sabauda, neanche una parola!

Fonte: “Profili di Termitani Illustri” di Enzo Giunta – Editrice GASM

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